14. La disputa per la guida del mondo cristiano occidentale.

   Da: J. Le Goff, Il Basso Medioevo, Feltrinelli, Milano, 1967

 In questo brano lo storico medievalista francese Jacques Le Goff
analizza le conseguenze della mancanza di un'unica e suprema guida
religiosa in Occidente, che nell'impero bizantino era
rappresentata unicamente dal basileus (monarca), ed in Europa
veniva invece contesa dal papa e dall'imperatore.


   La lotta tra Papato e Impero ci appare oggi come un teatro
d'ombre, un magniloquente spettacolo che occupa il primo piano
della scena e maschera le cose serie che stanno sullo sfondo. Tale
lotta ha per chiamato in campo forze profonde e complesse delle
quali non si deve dimenticare la presenza. Il Sacerdozio 
l'apparenza pi esteriore della Chiesa e del Papato, la
manifestazione estrema del suo impegno nel secolo, nelle
questioni temporali. Ma questa superficie fa corpo non soltanto
con una Chiesa di vario aspetto, onnipresente, dalle profonde
radici, bens  anche con l'insieme dei cristiani pi o meno
solidali con gli organismi direttivi della religione
istituzionalizzata. Come separare il clero dalla Chiesa e la
Chiesa dalla vita religiosa? La riforma gregoriana, le cui
ripercussioni politiche stanno all'origine della lotta fra clero
ed Impero, ha un significato ben pi vasto e s'inserisce in un pi
ampio movimento, in un fermento religioso di cui il rinnovamento
eremitico, la riforma canonistica, la comparsa di ordini nuovi, la
stessa fioritura di eresie sono aspetti diversi.
   Bench esteso a tutta la cristianit, il duello ha per teatro
soprattutto la Germania e l'Italia; le realt di questi due paesi
non sono soltanto uno sfondo o una posta in gioco, ma influiscono
profondamente sulla lotta e a loro volta ne sono profondamente
trasformate.
   Isolare da questo contesto il racconto della singolar tenzone
fra papa e imperatore  necessario ai fini della chiarezza
espositiva, ma questa lotta va vista sullo sfondo complesso delle
situazioni concrete.
   Mentre Bisanzio aveva risolto il problema dei rapporti fra
Impero e Chiesa riunendo nell'imperatore i poteri spirituale e
temporale e subordinando il patriarca al basileus [in greco:
monarca] - ci che  stato chiamato cesaropapismo -, l'Occidente
non aveva definito nettamente i rapporti fra il dominio spirituale
e il temporale, fra i due poteri, fra i due personaggi. Il
progressivo allentarsi dei legami con Bisanzio, acceleratosi dopo
il 1054 [con lo scisma d'Oriente], costrinse la cristianit
occidentale ad affrontare il problema con maggior franchezza. Ma
gi in partenza i dati di quel problema erano in Occidente ben
diversi che in Oriente. Gli imperatori, nonostante Ottone terzo,
erano romani solo di nome. Il loro dominio, la Germania, era
geograficamente ben distinto da quello dei papi, che dall'VIII
secolo si erano assicurati a Roma e intorno a Roma possedimenti
territoriali direttamente soggetti al loro potere temporale: il
Patrimonio di San Pietro. All'autorit reale degli imperatori
sfuggiva tutta una parte del mondo cristiano occidentale, divisa
in regni praticamente indipendenti. Tuttavia, la dinastia
ottoniana aveva imposto il suo potere al Papato, e la dinastia
salica, sotto Enrico terzo (1039-1056), sembrava tanto meglio
tener soggetta la Chiesa in quanto Enrico terzo appoggiava il
movimento di riforma ecclesiastica e teneva sotto il suo
predominio la Chiesa e il Papato favorendo il partito riformista.
Mentre concedeva ai vescovi tedeschi l'investitutra non soltanto
con il pastorale ma anche con l'anello (cos conferendo loro non
soltanto il potere temporale ma anche l'autorit mistica)
risollevava il papato screditato, deponeva tre pontefici rivali e
li sostituiva successivamente con papi tedeschi eletti per il suo
volere: Clemente secondo, soprattutto Leone nono (1048-1054),
infine Vittore secondo. Ma questa politica non poteva sopravvivere
a una fondamentale contraddizione interna.
   Se infatti il partito riformista nella Chiesa perseguiva due
principali obiettivi immediati, e cio fine della simonia
(l'acquisto, da parte di sacerdoti e vescovi, delle loro funzioni
ecclesiastiche, a imitazione di Simon Mago che avrebbe voluto
acquistare da San Pietro il dono di fare miracoli) e celibato
degli ecclesiastici, esso si proponeva, consapevolmente o no, uno
scopo ben pi radicale: fare dell' ordine ecclesiastico un ordine
indipendente, sottrarre all'ingerenza dei laici almeno l'aspetto
spirituale della Chiesa, strappare ai signori laici la nomina dei
vescovi, degli abati, dei curati, limitare il loro diritto
d'investitura all'ambito temporale. Ma quale laico s'immischiava
pi dell'imperatore negli affari della Chiesa? Appoggiandosi pi
di qualsiasi altro sovrano al clero del suo regno tedesco, lo
controllava anche pi di chiunque altro; a Roma ridusse
addirittura il Papato alle sue dipendenze, disponendo egli stesso
la nomina dei papi. Era inevitabile che la Chiesa concentrasse
contro di lui i suoi sforzi per ottenere l'indipendenza: egli era
l'avversario designato della riforma gregoriana.
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